mercoledì 15 giugno 2016

Un aperitivo profumato di Elba

L'odore del mare che sbatte sugli scogli, delle ginestre aggrappate alle rocce e dei boschi delle colline. Il profumo del vino bianco e dell'Aleatico, del miele di corbezzolo, delle marmellate di agrumi. E infine, un profumo che cattura gli odori di un'isola in una bottiglia color del mare. Vetrina Toscana, il progetto di Unioncamere e Regione per la promozione dell'enogastronomia toscana e Acqua dell'Elba hanno trovato tra tutte queste eccellenze dell'isola un filo rosso e lo hanno messo sulla tavola, creando un aperitivo profumato. Dopo le tappe a Firenze, Siena e Lucca, è toccato a Marciana Marina ospitare l'evento, nei giorni scorsi, davanti a una delle boutique di Acqua dell'Elba, azienda di profumi nata proprio in quella località dalla visione di tre fratelli elbani, Fabio, Chiara e Marco. Nel laboratorio di profumi, che si trova ancora a Marciana, hanno raccontato che l'idea arrivò dopo un giro in barca davanti allo scoglio di Paolina, proprio dove fu ritrovata, nella stiva di un veliero del II secolo, una statuetta d’avorio: il tappo che sigillava un’essenza di secoli prima. Dalla fine degli anni Novanta l'azienda produce profumi ispirati dall'Elba con diverse linee, dedicate a uomo, donna e bambini.





L'aperitivo quindi non poteva che profumare di Elba, grazie a Vetrina Toscana che ha chiamato a partecipare Elba Taste, consorzio di aziende locali. Ad aprire seppia cotta a bassa temperatura aromatizzata al rosmarino con crema di piselli e sale nero, polpo cotto a bassa temperatura sotto vuoto con timo e aleatico e tiramisù di palamita al finocchietto selvatico con crumble di pane cirimito, tutte creazioni dello chef Mirko Lanari del ristorante hotel Belmare.

Menzione speciale dal mio punto di vista - anzi di palato - per le marmellate di Armando in Portoazzurro, con le quali Francesca ha preparato un’insalatina con zucchine crude e melone con scaglie di parmigiano e confettura di pere, rosmarino e zafferano; radicchio di Treviso con bufala e marmellata di arancia, curcuma e peperoncino e infine pecorino fresco con confettura di pesca e rosa e pecorino semi-stagionato con confetture di arance.




Non potevano mancare l'olio (dell’azienda agricola bio Il lentisco), i mieli e i dolci tradizionali Elba Magna: cantuccini all'Aleatico in primis (assaggiati anche questi, si sa che con il dolce io non scherzo). I vini erano delle aziende Arrighi, Sapereta, Mazzarri, La Faccenda, Terre del Granito, La Galea. Spazio anche alle birre locali, della Birra dell’Elba e La Marina.



L'Elba che ho vissuto in questi giorni, proprio a inizio giugno, ha un'atmosfera magica. Molto silenzio, date le poche presenze sull'isola che invece viene molto frequentata a luglio e agosto, mare pulito, profumi di macchia mediterranea. E posti adattissimi per i bambini: ad esempio consigliata vivamente la spiaggia di Sant'Andrea, che ha una sorta di piscina naturale prima degli scogli e dei giochi all'ombra dei pini. L'Elba ha una dimensione speciale, va respirata per capirla. Insieme ai profumi delle ginestre fiorite di questi giorni e insieme a quelli dei cibi eccezionali che questa terra sa produrre.


sabato 14 maggio 2016

Sei piani, crema e frutta: la torta per una piccola principessa

A casa mia i compleanni sono un affar serio. Il mio si festeggiava nel garage e nel giardino di casa e la mamma cominciava a prepararlo per tempo, scrivendo l'elenco dei partecipanti nei posti più impensati (ne è saltato fuori uno l'altro giorno in un libro di ricette), facendo dolci buonissimi, di cui uno assolutamente immancabile: il salame al cioccolato. Partecipavano tutti i compagni di classe e i loro genitori, che alla fine si trattenevano fino a dopo cena mangiando e giocando. In serata tornava babbo da lavoro e sapevo cosa avrebbe portato, oltre al regalo: il mazzo di fiori che mia nonna coglieva nell'orto per me. Tutti gli anni.
Logico che Emma crescesse con questa fissa delle feste in generale e dei compleanni in particolare. Così lei ha fatto le cose in grande e ha cominciato a pensarci sei mesi prima. Non scherzo, sei mesi sul serio. Abbiamo scelto un tema (e sono state fatte gonne di raso e spade e scudi con il cartone), chi invitare (semplice: tutti) e infine il suo dolce. Per la festa con gli amici ho fatto un cheesecake con una riduzione di fragole mentre per il giorno del suo compleanno, che abbiamo festeggiato a casa con i nonni, la torta che si era scelta vedendola su una rivista che avevo malauguratamente lasciato a giro: con le "fragole", i mirtilli, i lamponi e SEI piani. Incredibile a dirsi ce l'ho fatta. Ho preparato tre pan di spagna con due dosi di impasti, scegliendo tre tortiere a grandezza diversa. Poi ho preparato una crema chantilly (la ricetta è della grandissima Sabrina, insegnante di cucina, cuoca a domicilio e amica (questo è il suo sito http://www.mcminicatering.it) e infine io e Emma abbiamo guarnito tutto con la frutta fresca. Non lo dico perché l'ho fatta io, è buonissima. Basta che non abbiate paura nel contare quante uova ci sono dentro.

COSA SERVE:
80 grammi di farina
150 grammi di zucchero
80 grammi di fecola di patate
6 uova

Montare a neve gli albumi e mettere da parte. In una ciotola lavorare i tuorli con lo zucchero con la frusta elettrica fino a quando diventano spumosi e chiari, poi aggiungere con delicatezza gli albumi e infine la fecola.
Questa dose va ripetuta due volte (non raddoppiata, vanno fanno due impasti con queste dosi). Io ho usato tre teglie a cerniere di tre misure diverse imburrate e infarinate. Si cuoce per 40 minuti a 180 gradi.

PER LA CREMA
1 litro di latte
1 limone
vanillina
8 rossi d'uovo
8 cucchiai di zucchero
4 cucchiai di maizena
500 ml di panna da montare

Mettere a bollire il latte con buccia di limone e vanillina. Nel frattempo sbattere i rossi con lo zucchero,  aggiungere la maizena setacciata e aggiungere il latte a fuoco spento e mescolare delicatamente fino a quando la crema non raggiunge la consistenza desiderata. Non alzare troppo la fiamma altrimenti verranno i grumi. Stendere la crema in una teglia e coprirla con la pellicola: quando sarà ben fredda montare la panna poco zuccherata e aggiungerla.

A questo punto si taglia in due parti ogni pan di spagna e si copre di crema, alternando piani di torta con crema. In cima guarnire con frutta fresca.







Il compleanno di Emma per noi sarà sempre un giorno speciale perché è arrivata lei, ma anche perché da quel giorno abbiamo imparato a non dare niente per scontato. Tanti auguri alla nostra piccola, che resti allegra, curiosa e piena di vita proprio come è ora.





domenica 10 aprile 2016

Aprile, plumcake alle "fiagole"


Aprile, e io giro a naso in su, svoltando gli angoli delle strade indovinando glicini e ciliegi, anche se questa primavera ho la testa un po' più piena di pensieri del solito. Aprile, ed è tempo di fragole (“fiagole”) belle rosse che Emma si mangia a fine cena come se fossero un dolce prelibato.
E le chiede anche sulla torta di compleanno: sfoglia la rivista di cucina e punta il ditino dicendo “voglio questa, mamma, per il mio compleanno” (lo dice da un mese ed è un mese che pensa a che giochi fare, alle canzoni da cantare, direi che la fissa dei festeggiamenti gliel'ho attaccata ben bene). “Questa” è una torta a sei piani con crema e fragole e fiori. Una roba bella di sicuro, ma immagino già la scena in cui mi crolla mentre la appoggio sul tavolo. Son qui che medito e cerco dolci alle fragole da fare, intanto ho deciso di farne uno semplice, aggiungendole a un impasto abbastanza leggero, senza burro. Non sarà una torta di compleanno a più piani, ma non sembra aver disdegnato. La ricetta l’ho presa da “Cakes dolci e salati” di Guido Tommasi editore e l’ho modificata. Fare i dolci un po' diversi rispetto alla ricetta che trovo mi ricorda che per fare una cosa che mi piace, devo provare a farla a modo mio. E forse non vale solo in cucina.


COSA SERVE:
300 grammi di farina
2 uova
250 ml di panna
90 ml di olio evo
un pizzico di sale
mezza bustina di lievito
400 grammi di fragole

Tagliare a pezzetti abbastanza grandi le fragole dopo averle lavate e asciugate. In una ciotola sbattere uova, panna e olio poi aggiungere lo zucchero, la farina, il sale, il lievito. Mettere in una forma da plumcake imburrata e foderata di carta forno. Io e Emma abbiamo messo le fragole solo sulla superficie premendole bene dentro l’impasto ma si possono aggiungere anche all’impasto prima di metterlo nella teglia.

Cuocere in forno già caldo a 180 gradi per circa un’ora. 









L'avevo sicuramente già postata ma ci sta troppo bene con questo dolce: Strawberry Swing dei Coldplay



domenica 31 gennaio 2016

L'arte del compromesso (di mele a forma di gatti e di crostate alla marmellata)

A volta i compromessi possono assumere strani aspetti, come quella di uno spicchio di mela a forma di gatto. O di una fetta di crostata imperfetta, ma semplice da fare e da mangiare in piedi, senza troppi pensieri.
 
Saranno i giorni di mal di stomaco che mi rendono acida tipo uno yogurt bianco, sarà qualche preoccupazione di troppo, fatto sta che mi sono accorta a malincuore di essere anche io, soprattutto in questo periodo, una di quelle mamme rompiscatole. Una che "niente dolce se non mangi la frutta", per capirsi. Cercando di capire dove diavolo è andata a finire la ragazza che prendeva le cose e gli altri con più leggerezza, mi sono accorta che spesso dovremmo guardare un po' di più i "maschi", che riescono a mantenere, pur brontolando se necessario, un atteggiamento più giocoso. Meno da maestrine. E non dico solo con le figlie, ma in generale, nel lavoro e nella vita. Lo so, per noi è più difficile, ma su questo sono più bravi, c'è poco da dire.

Mi è venuto in mente stasera, quando all'ennesima richiesta di Emma di "un chicco", non ho risposto con "niente frutta, niente dolce". E ho deciso di mediare a modo mio. Ho sbucciato in silenzio uno spicchio di mela, poi sono andata a prendere un tagliabiscotti. Ho evitato renne e abeti e alla fine ne è venuta fuori una mela a forma di gatto. Lei, con occhio guardingo, se lo è mangiato senza fiatare, prima di allungare la mano verso un cioccolatino. Meno severità, più creatività (Me lo dovrò ricordare anche nei prossimi giorni, quando arriveranno le tasse da pagare).

Comunque, dato che il mal di stomaco persiste ma volevo fare un dolce, ho provato a fare una crostata con la marmellata che avevo in casa. Non volendo esagerare con il burro, sembra impossibile che stia insieme e quando sono andata a prendere la pasta dal frigo la tentazione è stata di buttare tutto nel bidone. Ma provando semplicemente a darle una passata con il matterello e finendo di stenderla direttamente con le dita nella tortiera, il risultato è stato buono. 

COSA SERVE:
100 grammi di burro freddo
300 grammi di farina 00
120 grammi di zucchero
2 tuorli
(si può aggiungere un pochino di scorza di limone grattugiata)

In una ciotola mettere la farina e i tocchetti di burro freddo. Lavorarli velocemente strofinandoli con la farina come a formare delle grosse briciole, poi aggiungere zucchero e tuorli. Impastare senza scaldare troppo l'impasto e mettere in frigo per almeno un'ora.
Su un pezzo di carta forno stendere la pasta (ve l'avevo detto che restava un po' sbriciolosa...) e poi passarla, sempre con la carta forno, in una tortiera dai bordi bassi di circa 22 cm fino  stenderla tutto. Spalmare con la marmellata: io ho scelto quella di mirtilli rossi.
Cuocere per 40 minuti a 180 gradi nel forno già caldo.
Se riuscite ad aspettare che si freddi un po' è meglio, diventa più croccante.



Dato che ora che il pisolo pomeridiano della ragazza alta un metro è stato abolito, si arriva alla sera abbastanza devastati, ma crolla abbastanza presto e il piacere di poter stare UN'ORA sul divano a leggere o guardare la televisione è una roba da capogiro. E così, buonanotte a tutti. (Mumford and Sons, I will wait)






domenica 13 settembre 2015

Crumble improvvisato alle pesche (Ciao, settembre)

Con settembre ho sempre avuto un rapporto conflittuale. Nelle mie estati in Versilia da bambina bastava un acquazzone di fine agosto per farmi annusare che l'aria era cambiata. Potevamo anche continuare ad andare in bicicletta al mare o metterci le magliette a mezze maniche, certo, ma nessuno poteva convincermi: l'estate era finita. Punto.
Detestavo soprattutto l'obbligo dei bilanci e dei buoni propositi. A un certo punto però, ho smesso di farli e ho preso il buono di settembre. L'aria fresca e pulita, la luce chiara, Emma che si prepara a nuove avventure. Un grembiule bianco e rosa è nell'armadio che aspetta di essere rinnovato la prossima settimana, così come le scatole immacolate di pennarelli e pastelli. L'aria di nuovo aiuta soprattutto questo settembre, per me così pieno di cose da imparare, non sempre facili. E che avrei voluto imparare con più calma.

Per salutare l'estate che - come avevo decretato a giugno - è stata la stagione delle pesche (ne ho mangiate un quintale, in ogni forma. Perché io non vado a fissazioni, no), l'altra sera ho sbucciato le ultime pesche nella fruttiera, le ho fatte a pezzetti e ho improvvisato un crumble.

COSA SERVE
100 grammi di farina
50 grammi di burro
50 grammi di zucchero

3 pesche
1 cucchiaio di zucchero di canna (se lo avete)
un tocchetto di burro
nocciole

Sbucciate le pesche e tagliatele a pezzetti, mettetele in una padella con zucchero e burro finché non si ammorbidiscono e si ritira un po' il succo.
Con le dita impastare farina, zucchero, burro ammorbidito. In delle piccole ciotole versare le pesche e sopra sbriciolare l'impasto. Se volete, aggiungete delle nocciole pestate grossolanamente con una tazza.
In forno a 180 gradi per una ventina di minuti.




Un po' di nostalgia, un po' di cose da imparare per diventare grandi. La prospettiva Nevsky di Franco Battiato



giovedì 18 giugno 2015

Le piccole cose: l'estate della torta alle pesche


Questa sarà, senza ombra di dubbio, l'estate della torta alle pesche. Ne ho la certezza perché da quando ho avuto la ricetta dal suo creatore, lo chef Samuele Cosentino de "Gli orti di via Elisa" di Lucca, l'ho fatta già due volte. L'ho scelta come torta da portare al battesimo della mia nipotina, allegata a una letterina solo per lei, dove c'erano un mucchio di piccole cose frivole e anche alcune importanti. L'ho fatta anche per una cena tra gli amici ieri sera, con Emma che si è divertita a portare in tavola i giochi e a pretendere di far pettinare i Pony.
L'ho scelta perché è semplice (5 minuti di esecuzione, 30 minuti di cottura), rustica - come la sua grana di farina di mais - sa di estate ed è succosa, profumata. Come una promessa di estate, dopo un lungo inverno.
Provatela a mangiare, in piedi in cucina, e ditemi se non ho ragione.

Mi permetto di pubblicare la ricetta di Samuele, a cui va tutto il merito. La ricetta originale prevede l'utilizzo del Formenton 8 File della Garfagnana, una farina di un mais particolare che si trova in quei luoghi meravigliosi, realizzata da piccoli produttori. Per cui se la trovate, agguantatela. Se non riuscite a trovarla, accontentatevi di una farina di mais fioretto :)

COSA SERVE:

3 uova
75 grammi di farina di mais
150 grammi di zucchero
150 grammi di burro
1 bustina di lievito
3 pesche succose (non noci)

Sbucciate le pesche, sciogliete il burro e accendete il forno a 180 gradi. Sbattere in una ciotola 3 uova e aggiungere lo zucchero, la farina di mais, il lievito, due pesche a tocchetti e il burro fuso. Imburrare una tortiera e coprirla con carta da forno. Versare il composto e aggiungere i tocchetti dell'ultima pesca. Infornare e cuocere per 30 minuti. Non vi preoccupate se la consistenza vi sembra liquida: la farina di mais farà il suo dovere e la consistenza sarà perfetta.






"Chissà se qualcuno raccoglie quei baci mai dati, i gesti invisibili come bottoni smarriti". Perché non è forse vero che sono i piccoli dettagli a fare la bellezza?
Il dio delle piccole cose, di Gazzè, Silvestri, Fabbi



domenica 15 marzo 2015

L'imperfezione delle meringhe (e un Saint Pierre)

Le meringhe sono belle. Non c'è altro da aggiungere. Anche se non siete dei grandi estimatori, non si può non restare affascinati dagli albumi lucidi che montano e dalla forma leggera, ma concreta, degli "spumini". Mia mamma è la signora delle meringhe, le fa con una semplicità disarmante, le farcisce di panna montata come fosse un gioco da ragazzi. A me non sono mai venute bene, non so cosa mi sfugge in particolare, se la cottura o i tempi, o ancora il modo di creare la forma giusta. Così quando sul meraviglioso libro di Sabrine d'Aubergine, "Fragole a merenda" (nato dal suo blog www.fragoleamerenda.it) di Guido Tommasi editore, ho trovato consigli e racconti su come non farsi intimorire dalle meringhe, ho voluto provare. Merito anche dei 6 (sei!) albumi avanzati dalla ricetta del Saint Pierre, che voleva solo i tuorli. E che dovevo fare, buttarli?

Così mi sono avventurata nelle meringhe, mentre polemizzavo, mi arrabbiavo, facevo le smorfie per capire se la consistenza fosse giusta e Davide ed Emma mi guardavano perplessi e anche un po' intimoriti. Dentro non sono venute perfettamente cotte, ma all'esterno sono belle e il gusto è buono. Insomma c'è molto da lavorare. Perché inutile dire, le meringhe sembrano molto facili, con pochi ingredienti e pochi passi da eseguire. Ma la verità è che, come in tutte le cose semplici (non facili), basta niente per mandare tutto in fumo.

Dopo queste profonde riflessioni domenicali, invece ecco la ricetta del Saint Pierre di Trish Deseine. Stasera lo mangeremo con gli amici storici, una tribù che cresce ogni anno che passa... (aprirò di sicuro il vasetto di Nocciolata, ciao dieta).

COSA SERVE:
250 grammi di farina
150 grammi di zucchero
180 grammi di burro salato a temperatura ambiente
5 tuorli più uno per spennellare la superficie
mezza bustina di lievito

Mettere in una ciotola capiente la farina a fontana. Al centro mettere i cinque tuorli, lo zucchero e lavorare fino a fare delle briciole, poi aggiungere il burro tagliato a dadini e mescolare bene con le mani fino a rendere il composto amalgamato ma non uniforme. Mettere in una tortiera tonda imburrata e spennellare con il tuorlo sbattuto, tenuto da parte. Infornare a 180 gradi per circa mezzora.






Emma in questo periodo è in piena fase "adoro la musica" e quindi, oltre a prenderle libri con gli strumenti, le faccio sentire "roba buona". Ieri grande soddisfazione: in auto con la radio accesa, hanno passato su Radio Capital il singolo Beryl del nuovo album di Mark Knopfler e Emma contentissima ha strillato "Chitarra". E come no? Se non è LA chitarra la sua!